LA FOTO SINGOLA E IL PROGETTO

 

Per quanto semplice e privo di pretese un progetto fotografico, che sia esso un reportage, un racconto, una serie di foto unite da un qualsiasi filo conduttore, ha sempre, secondo me, un valore aggiunto in più.

Richiede applicazione e pensiero e ci consente di passare un po’ più di tempo a studiare ed osservare lo scatto prima di farlo, soprattutto se è un progetto costituito di foto in posa. Oppure ci richiede uno sforzo ulteriore dopo lo scatto per attuare quel necessario e doloroso atto dello scartare le foto non buone o non necessarie, come succede nel reportage, lasciando nel racconto solo ciò che è utile. L’enorme quantità di foto prodotte al giorno d’oggi (Google parlava di 8 miliardi l’anno già nel 2014) fa si che a ciascuno di noi, indipendentemente dal mezzo usato o dal livello di conoscenza e comprensione della fotografia, sia capitato di produrre in maniera più o meno occasionale, fotografie eccellenti.
Mettere insieme scatti che si sostengano da soli, ma hanno anche una relazione di un certo tipo tra di loro è, invece, molto più complesso. E che dire di chi torna a casa dalla visita nel tal luogo o dall’evento del caso e scarica sul social la scheda intera senza operare una qualsiasi selezione. Ai tempi della pellicola dicevamo che se in un rullino da 36 c’erano tre o quattro immagini buone eri stato bravo. Oggi non è cambiato molto, solo che la percentuale di scarto deve essere necessariamente molto superiore perché inversamente proporzionale a tempo che passiamo a decidere se fare click oppure no.
In sintesi, come detto, dobbiamo trovare più tempo da passare con le nostre immagini, prima di farle o dopo averle realizzate e, se vogliamo, più tempo da trascorrere con noi stessi.

 

GIOTTI 365