IL NUOVO DENARO

 

Oggi se non hai “like” non sei nessuno.

Il bisogno di approvazione non è una novità della società moderna, la necessità di essere accettato nella propria comunità è un bisogno atavico dell’uomo, di qualsiasi posto del mondo e qualunque grado di cultura.

Mi ricordo che lessi una volta un articolo in cui si parlava delle peggiori forme di tortura. La peggiore in assoluto secondo illustri antropologi, ancor più di quelle dolorosissime o della stanza bianca, che porta alla pazzia in poco tempo, è l’ostracismo.

L’origine del termine è da un antico bando che colpiva, nell’antica Atene e nelle città che ne imitavano la costituzione, il cittadino ritenuto pericoloso per la sicurezza dello stato; detto così dal frammento di terracotta ( óstrakon ) sul quale il nome del concittadino inviso veniva scritto da coloro che votavano nell’assemblea popolare.

Questa pratica è attuata come forma di tortura anche da piccole comunità isolate del centro America, dove colui che subisce la punizione, viene messo da parte da tutta la comunità alla quale è fatto divieto assoluto di rivolgere qualsiasi attenzione al condannato, costretto a vivere in un villaggio quasi come fosse invisibile. Immaginatelo in un villaggio al di fuori del quale c’è solo una sterminata foresta.

Oggi la nostra comunità virtuale che ci nutre con il nuovo valuta dei “like”, cuoricini o pollinici che siano. Capita che un solo “unfollow” ci mandi in crisi, figuriamoci cosa ci capiterebbe se all’improvviso, come nei villaggi una mattina aprissimo la nostra pagina FB e trovassimo zero amici.

Nel campo della fotografia anche professionale, follower e apprezzamenti diventano “denaro contante” al grido di “ti diamo visibilità” il nostro conto corrente è all’asciutto ma le nostre pagine patinano pullulano di rossi cuoricini e commenti fuori dalle righe. L’ego si gonfia a dismisura. Questa così detta “visibilità” non esiste, se non dentro e limitatamente al contesto in cui nasce, e quindi per il valore che ha. Immagini storiche, che hanno fatto la storia della fotografia e del foto-giornalismo e che vengono riconosciute da tutti, anche dai non addetti ai lavori sono collegate all’autore solo da pochissimi esperti e appassionati della materia.

Questo ci deve far pensare e ci deve far capire che se è collezionare like e amici virtuali è il nostro obiettivo, allora avanti così, ma se pensiamo che questi stessi possano servire a farci conoscere ad affermare come professionisti o artisti al di fuori di quel contesto virtuale, spesso falso di sicuro quasi sempre incompetente, siamo sulla strada sbagliata, tranne sempre più rare eccezioni.

Se poi riuscite a portare una bella valigetta di “like” per cambiarle in moneta sonante, ditemelo perché allora si che ho sbagliato tutto.